Museologia, commercializzazione e identita’ nazionale

Arte o merci? La libreria di arte La Bocca a Milano
Un gift shop storico, non da museo, ma di oggettistica e libri d’arte a Milano. Non ci ho trovato niente di utile per i miei scopi.

Quanto in alto e’ il gift shop di un museo nelle priorita’ della vostra visita? Io direi, dimmi come e’ il gift shop e ti diro’ che filosofia ha il museo. In altre parole, e’ la sua faccia nascosta ma forse per quello ancora piu’ sincera, comparata con le brochure di colori e i siti elaborati dal team di comunicazioni pubbliche.

Anzi, invece di investigare i musei, una ricerca speciale sui bookshop dei musei sarebbe ancora piu’ significativa. Cosa scoprirebbe una ricerca cosi’?

Nei musei italiani, non molto; o al contrario, un po’ troppo, ma nella direzione sbagliata. Questa ricerca l’ho fatta forzatamente questo inverno, cercando dei regali specifici per dei figli di amici.Ed ecco una piccola ricapitolazione: raramente nei gift shop si trovano degli oggetti associati con il museo stesso. Al massimo qualche guida superficiale e, se c’e’ una mostra speciale, magari un catalogo di quella o di un’altra precedente e altrove dello stesso artista. Il resto, se c’e’, sono libri di arte in generale. Ma niente per bambini.

Direi che tra i musei che ho visto recentemente, tutti in Lombardia, il migliore in questo aspetto e’ La Pinacoteca di Brera.  Li’ si potrebbe trovare un lungo elenco di oggetti, tra borse, puzzle e magliette, con il suo capolavoro piu’ commercializato, Il Bacio di Francesco Hayez.

Certamente, la prima obiezione a questo mio lamento riguarderebbe la commercializzazione dell’arte che inevitabilmente si associa con il gift shop e la vendita di oggetti relativi. Ma la commercializzazione c’e’ anche senza gift shop. Comincia con il modo in cui sono creati i lavori esposti nel museo, in cui hanno circolato e in cui siamo stati ammessi noi visitatori. Sarebbe difficile evitarla.

In questo desiderio di possedere oggetti associati a un evento artistico non c’e’ niente di strano o condannabile. Voler possedere un oggetto relazionato e’ la continuazione dell’esperienza di spettatore. E’ una voglia di continuita’ del processo artistico di visione. E siccome viviamo in una societa’ di commodificazione, allora la compera e vendita e’ il modo che abbiamo a disposizione per soddisfare questa esperienza.

E sapete che? Anche se i musei rinunciano ad allestire gift shop con giocattoli e cianfrusaglie relativi alle loro mostre e collezioni, se uscite fuori dalle porte e guardate la piazza dove probabilmente si trova il museo – piena di turisti, molto probabilmente, essendo forse in un luogo storico – vedrete centinaia di bancarelle dove si vendono magliette e borse con immagini di opere spesso trovabili nello stesso museo.

Quindi, se evitiamo di lamentarci della potenziale commercializzazione, cosa si potrebbe dedurre dei musei italiani investigando i gift shop, a parte che non gli importa l’esperienza del visitatore? Direi che le collezioni non sono viste come patrimonio italiano. Contrariamente allo scandalo sorto un anno e mezzo fa, quando 7 dei 20 musei italiani in bando hanno assunto cittadini stranieri come direttori, i musei veramente non vedono l’identita’ italiana come parte della propria missione. Ho trovato molti oggetti, in quei gift shop, relativi all’arte, ma pochi relativi alle collezioni in se, pochi in italiano, pochi prodotti in Italia o immaginati con l’esperienza italiana in mente.

Ecco un’idea. Pensate ai bambini americani o di altri paesi e ai loro genitori, che cercano di invogliarli ad interessarsi all’arte, gia’ amano l’Italia, ammirano la sua cultura, ma tra tutti i souvenir che porterebbero via non ci sara’ un regalino di un gift shop di museo italiano. Si’, lo vogliono italiano, perche’ parte del fascino della visita, la sua vera ragione, e’ che sia stata in Italia e ne abbia preso una piccola parte della cultura italiana. Pensate che non ho trovato niente da regalare ai miei amici.

Dove e’ la visione lungimirante, quella che ha creato la storia dell’arte italiana? Con tutto il cosmopolitismo lodevole della cultura italiana, con tutta l’apertura mentale, un’opportunita’ mancata.

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